Sul Potere Invisibile da Smitizzare

Propongo questo contributo molto interessante, riassuntivo, informativo, peraltro recente, non tanto per appoggiare specifiche tesi, quanto per illustrare quanto dirò dopo. Il video è lungo, ma merita.

Ebbene. Questa cosa mi induce alcune riflessioni “di sfondo”, che non riguardano tanto Berlusconi e il berlusconismo, ma l’idea stessa di “potere” vigente in Italia nel passato remoto e prossimo, e forse anche, in altre forme da esplorare, nel presente. Ossia, mi interessa più che altro illustrare una sorta di generale mappa del funzionamento del potere, ampia ed eloquente.

Quando, a inizio anni Ottanta, furono scoperte le fantomatiche liste della loggia P2, l’opinione pubblica iniziò da subito a ragionare con la proverbiale modalità semplificata e riduttiva che caratterizza le masse: chi era dentro e chi era fuori, chi c’era e chi non c’era, come se bastasse avere una certa etichetta o tessera per essere inclusi nel potere.

In realtà, il potere è come ovvio una rete di individui, spesso priva di qualsivoglia sigla, che a sua volta individua reti periferiche altrettanto anonime, eppure determinanti. Cosa sarebbe il potere del gotha al vertice della piramide senza la miriade di contatti e contratti col mondo dei professionisti, dei burocrati, dei galoppini, dei portaborse che più o meno pasteggiano alla sua mensa?

Ecco, io credo che questa consapevolezza del potere invisibile, che non alberga in logge segrete, ma in comuni rubriche telefoniche, debba essere in qualche misura esercitata da quella base sociale che oggi è fuori dai giochi, eppure determina inconsapevolmente le fondamenta sulle quali si edifica il potere delle eminenze grigie evocate da apporti come quello proposto.

La Vera Variabile della Crisi e Oltre

Premessa fondamentale (che in troppi dimenticano): Il “partito di Beppe Grillo”, originato come molti di voi ricorderanno dall’evoluzione dei celebri meet-up attorno ai temi e agli umori nutriti dal blog del comico genovese, ha goduto di un crescente e costante consenso solo in virtù della sua totale e omogenea appartenenza anti-politica, ben rappresentata dalle tante affermazioni a base di radicalismo giustizialista, populismo e turpiloquio.

Il motto generale, per quanto utopico, era molto semplice e sfacciato: non faremo accordi con nessuno, governeremo il paese quando avremo il 100% dei voti. (Faccio sommessamente notare quanto questa stessa affermazione, indipendentemente dalla sua intrinseca assurdità, illustri l’esatto contrario della politica.)

Questa crescita culmina nel celebre (e indubbiamente storico) 25% del 2013, e continua, ininterrotta, sulla scia della testarda coerenza nel rifiutare qualsiasi accordo di governo, fino al 32% del marzo 2018. A questo punto, di fronte alla ormai obbligatoria necessità di mettere a frutto i propri voti, il movimento inizia a dare colpi al cerchio e alla botte, cercando di salvare le capre di Grillo e i cavoli di Montecitorio. Ed è esattamente qui che il meccanismo si spezza. Il movimento inizia a perdere voti e militanza, fino al deludente 22% delle europee 2019. Di seguito, la crisi di governo innescata da Salvini impone di fatto il termine del tanto sbandierato Governo del Cambiamento.

Ora, perché ci ho tenuto a fare questa premessa? Semplice…

Il M5S nasce e cresce come “partito ibrido”, la cui coerenza anti-politica non è assolutamente miscibile con le normali dinamiche di una repubblica parlamentare. Tale soggetto, che oggi si trova tra i due fuochi della politica e della non-politica, oggi interpreta un’ambiguità, una contraddizione implicita, un paradosso, che potranno solo mettere in discussione la sua presenza come primo partito italiano, oppure trasformarlo in un comunissimo partito classico.

In sintesi, noi oggi abbiamo due gruppi di partiti: quelli “macro” e quelli “micro”. Quelli “macro” sono ovviamente PD, Lega e M5S. Quelli “micro” sono FI, FdI, LeU, fino ai vari frammentari come Più Europa e affini. (Non parlo ovviamente dell’extraparlamentare.)

Questo significa che a livello di “macro equilibrio politico”, solo il M5S rappresenta l’unica vera variabile interessante e determinante, in quanto assoluta anomalia anti-politica immessa a forza in un meccanismo politico. In altre parole, il vero soggetto da tenere sott’occhio non è la Lega, né il PD, che giocano il loro gioco secondo le comuni strategie politiche, sulla base di un’identità assolutamente costante e definita. La vera variabile impazzita, che da gigantesca può diventare irrisoria, oppure trasformata in tutt’altro, è appunto il M5S, che oggi rappresenta in tutto e per tutto un soggetto in divenire alla ricerca (spasmodica) di un’identità.

Ma quale identità politica può avere un partito anti-politico oggi costretto a fare politica?

Sugli Equilibri del Governo che Non C’è

Sempre lungo la scia di questa strana crisi di governo, ciò che mi sfugge è la consistenza e completezza dei ragionamenti.

Mi spiego. Si parla di un fantomatico “asse governativo” PD-M5S, costruito, credo, nel nome di un generico buonsenso, o responsabilità nazionale, o altre espressioni più o meno preconfezionate di cui ai partiti non potrebbe, diciamocelo, fregare di meno, se non nel generico gioco delle parti.

Alla luce di questa interpretazione, o di questo auspicio che ho visto pronunciato e nutrito pure dalla sinistra radicale, mi chiedo: Ma perché mai tale “governo di unità nazionale” dovrebbe essere costituito da questi partiti? Vediamo forse più affinità tra grillini e piddini che tra piddini e forzisti, magari rintuzzati da qualche parlamentare di Più Europa? La domanda è secca. Negli ultimi tempi, avete forse sentito Renzi (dico Renzi perché sembra essere rientrato magicamente in scena) dire particolarmente male di quel mozzicone di politico che si trova ad essere oggi Berlusconi?

Per non parlare della TAV, argomento che ha spaccato a valle un governo, e non si vede perché non ne possa spaccare a monte un altro, visto che PD e M5S mi pare abbiano, in materia di grandi opere, idee del tutto opposte.

Insomma, grande confusione. Come sempre.

 

Agarthi e Bolsena

Siamo ad Acquapendente, vicino a Bolsena. Ieri abbiamo avuto un’interessante rivelazione circa la mitica Agarthi, il cui accesso secondo svariate leggende dovrebbe trovarsi in un’isoletta al centro del lago. (Storie di incursioni nazifasciste a fare da contorno.)

Seguendo i riferimenti di un articolo abbastanza frettolosamente reperito sul web, siamo riusciti a scovare, in agevole formato PDF, la versione integrale e italiana di questo libro che ne parla diffusamente. Interessanti e suadenti letture primonovecentesche, si direbbe.

Scenari della Crisi

Ancora sulla crisi di governo in qualche misura aperta da Salvini. A parte certi appelli che mi sembrano francamente ben poco praticabili, per ragioni di cui ho già parlato, credo che serva fare chiarezza. Gli scenari che si aprono sono tre.

Caso 1 – Non si vota, e i conti si fanno con la composizione attuale del Parlamento. In questo caso la soluzione è chiaramente e comunque frutto di una mediazione momentanea, comunque orientata a traghettare l’Italia a un voto.

Caso 2 – Si vota, e Salvini conferma la crescita del suo partito, o comunque non scende al di sotto di un 25% circa. In questo caso appare evidente che una maggioranza di centrodestra sarebbe praticamente automatica.

Caso 3 – Si vota, e Salvini, punito elettoralmente per il suo tradimento al contratto di governo, scende al di sotto del 17%, sua quota attuale. In questo caso si apre una più che probabile frammentazione all’insegna della totale ingovernabilità.

Confutazioni Acerbe

Acerbo, segretario di un partito, Rifondazione Comunista, che comunque continuo ad apprezzare, se ne esce con questa cosa qui.

Dunque, riassumiamo per punti.

  1. Salvini stacca la spina del governo esattamente in seguito al voto sulla TAV, adducendo il fatto che non esiste più una maggioranza.
  2. Il M5S è oggi l’unico partito mainstream che si dichiara espressamente contro la TAV.
  3. Il PD è un partito assolutamente e storicamente favorevole alla TAV, che, relativamente al voto sulla TAV, ha espressamente appoggiato Salvini senza porsi alcun problema.
  4. Il M5S ha di fatto inaugurato il primo governo a piena base populista della storia repubblicana, aprendo spontaneamente a Salvini – e di fatto traghettando il suo 17% fino all’esecutivo – senza alcun problema legato a postfascismi, xenofobie e affini.
  5. Considerando i punti 1, 2, 3 e 4, qualcuno mi sa spiegare per quale ragione il M5S (che peraltro ha smentito) dovrebbe essere disposto a “fermare la deriva neofascista salviniana” alleandosi col PD (che peraltro ha smentito)?

A me pare che l’acume politico sia diventata merce molto, molto, molto rara.

Crypto-eBook!

Ho appena completato il mio ultimo libro sulla crypto-privacy in rete. Chiunque intenda averne una copia attraverso sistema criptato end-to-end in formato EPUB o EPUB3 (oppure anche altri formati, previa interlocuzione privata) può richiedermelo direttamente a questo indirizzo di posta elettronica:

wokywug@onenetbeyond.org

La cover ufficiale del libro è visibile in questo post.

 

Un Concetto Fondamentale per Me

Io non giudico un partito politico dal suo programma, che è sempre qualcosa di astratto ed esangue, ma dall’atteggiamento che esso tiene su quei due o tre problemi essenziali che si presentano in ogni fase decisiva; dal risalto, dallo spicco che esso sa dare alle soluzioni concrete dei problemi posti dalla situazione.

Riccardo Lombardi (ricordato dal Movimento RadicalSocialista)