Considerazioni sul Movimentismo

Considerazioni sul movimentismo, sì, perché di movimenti si parla sempre di più. Le snocciolo sulla base di una realtà di fondo:

Esistono persone, e sono parecchie, specie giovani, che pensano di ottenere una qualche rivoluzione culturale radicale attraverso le energie (telluriche?) sprigionate da banali sit-in davanti a qualche specifico parlamento o palazzo del potere.

La domanda a me sorge spontanea. Ha senso chiedersi “cosa vogliono questi?” se riferiamo l’interrogativo a persone che potrebbero credere tranquillamente nella funzionalità di un rito sciamanico? O peggio, ha senso questa domanda se forse tale necessità di un rapporto tra obiettivo e strumenti per raggiungerlo, nella mente dei movimentisti, non esiste neppure? O peggio ancora, vogliono cambiare il mondo o vogliono riunirsi tra loro per farsi una canna? (Sappiatelo. Sono queste le espressioni che girano nelle chat dedicate.)

Lo affermo perché mi è capitato di incrociare ragazzi che partecipavano al Friday for Future, e poi dichiaravano di votare Lega.

Si dice spesso che i movimenti non vogliono farsi strumentalizzare (per esempio dai partiti). Ma siamo certi che i medesimi non vogliano in realtà essere strumentalizzati eccome, ma da sé stessi, in un secondo momento, attraverso la progressiva trasformazione in circuiti o bandiere?

Mi capita abbastanza spesso di incontrare delle personalità assolutamente lungimiranti e pregevoli, che parlano diffusamente di politica, anche in senso prospettico, ma che si ritraggono sdegnati ogni volta che si propone loro una sana militanza partitica. Ora, io posso capire che molti partiti ci hanno deluso. Ma da qui a gettare via il classico bambino coi panni sporchi mi pare ce ne passi. Se la lavatrice mi lava male le camicie, non è che passo immediatamente al lavaggio a mano.