La Vera Variabile della Crisi e Oltre

Premessa fondamentale (che in troppi dimenticano): Il “partito di Beppe Grillo”, originato come molti di voi ricorderanno dall’evoluzione dei celebri meet-up attorno ai temi e agli umori nutriti dal blog del comico genovese, ha goduto di un crescente e costante consenso solo in virtù della sua totale e omogenea appartenenza anti-politica, ben rappresentata dalle tante affermazioni a base di radicalismo giustizialista, populismo e turpiloquio.

Il motto generale, per quanto utopico, era molto semplice e sfacciato: non faremo accordi con nessuno, governeremo il paese quando avremo il 100% dei voti. (Faccio sommessamente notare quanto questa stessa affermazione, indipendentemente dalla sua intrinseca assurdità, illustri l’esatto contrario della politica.)

Questa crescita culmina nel celebre (e indubbiamente storico) 25% del 2013, e continua, ininterrotta, sulla scia della testarda coerenza nel rifiutare qualsiasi accordo di governo, fino al 32% del marzo 2018. A questo punto, di fronte alla ormai obbligatoria necessità di mettere a frutto i propri voti, il movimento inizia a dare colpi al cerchio e alla botte, cercando di salvare le capre di Grillo e i cavoli di Montecitorio. Ed è esattamente qui che il meccanismo si spezza. Il movimento inizia a perdere voti e militanza, fino al deludente 22% delle europee 2019. Di seguito, la crisi di governo innescata da Salvini impone di fatto il termine del tanto sbandierato Governo del Cambiamento.

Ora, perché ci ho tenuto a fare questa premessa? Semplice…

Il M5S nasce e cresce come “partito ibrido”, la cui coerenza anti-politica non è assolutamente miscibile con le normali dinamiche di una repubblica parlamentare. Tale soggetto, che oggi si trova tra i due fuochi della politica e della non-politica, oggi interpreta un’ambiguità, una contraddizione implicita, un paradosso, che potranno solo mettere in discussione la sua presenza come primo partito italiano, oppure trasformarlo in un comunissimo partito classico.

In sintesi, noi oggi abbiamo due gruppi di partiti: quelli “macro” e quelli “micro”. Quelli “macro” sono ovviamente PD, Lega e M5S. Quelli “micro” sono FI, FdI, LeU, fino ai vari frammentari come Più Europa e affini. (Non parlo ovviamente dell’extraparlamentare.)

Questo significa che a livello di “macro equilibrio politico”, solo il M5S rappresenta l’unica vera variabile interessante e determinante, in quanto assoluta anomalia anti-politica immessa a forza in un meccanismo politico. In altre parole, il vero soggetto da tenere sott’occhio non è la Lega, né il PD, che giocano il loro gioco secondo le comuni strategie politiche, sulla base di un’identità assolutamente costante e definita. La vera variabile impazzita, che da gigantesca può diventare irrisoria, oppure trasformata in tutt’altro, è appunto il M5S, che oggi rappresenta in tutto e per tutto un soggetto in divenire alla ricerca (spasmodica) di un’identità.

Ma quale identità politica può avere un partito anti-politico oggi costretto a fare politica?

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