Sul Potere Invisibile da Smitizzare

Propongo questo contributo molto interessante, riassuntivo, informativo, peraltro recente, non tanto per appoggiare specifiche tesi, quanto per illustrare quanto dirò dopo. Il video è lungo, ma merita.

Ebbene. Questa cosa mi induce alcune riflessioni “di sfondo”, che non riguardano tanto Berlusconi e il berlusconismo, ma l’idea stessa di “potere” vigente in Italia nel passato remoto e prossimo, e forse anche, in altre forme da esplorare, nel presente. Ossia, mi interessa più che altro illustrare una sorta di generale mappa del funzionamento del potere, ampia ed eloquente.

Quando, a inizio anni Ottanta, furono scoperte le fantomatiche liste della loggia P2, l’opinione pubblica iniziò da subito a ragionare con la proverbiale modalità semplificata e riduttiva che caratterizza le masse: chi era dentro e chi era fuori, chi c’era e chi non c’era, come se bastasse avere una certa etichetta o tessera per essere inclusi nel potere.

In realtà, il potere è come ovvio una rete di individui, spesso priva di qualsivoglia sigla, che a sua volta individua reti periferiche altrettanto anonime, eppure determinanti. Cosa sarebbe il potere del gotha al vertice della piramide senza la miriade di contatti e contratti col mondo dei professionisti, dei burocrati, dei galoppini, dei portaborse che più o meno pasteggiano alla sua mensa?

Ecco, io credo che questa consapevolezza del potere invisibile, che non alberga in logge segrete, ma in comuni rubriche telefoniche, debba essere in qualche misura esercitata da quella base sociale che oggi è fuori dai giochi, eppure determina inconsapevolmente le fondamenta sulle quali si edifica il potere delle eminenze grigie evocate da apporti come quello proposto.